Applicazioni mobile e professione medica: quali opportunità?

Oggi viviamo in un rapporto di vera e propria simbiosi con il nostro smartphone. Una recente ricerca svolta dalla società di consulenza KPCB evidenzia che ciascuno di noi controlla il proprio smartphone 150 volte al giorno, rispetto alle 110 di soli due anni fa. E il trend è in continua crescita.

Questo avviene perché sui nostri device veicoliamo una parte sempre più consistente delle informazioni e delle relazioni che fanno parte della nostra vita quotidiana.

Dalle applicazioni di messaggistica come WhatsApp ai social network come Facebook e Twitter, passando per la posta elettronica, il navigatore e il meteo, siamo costantemente immersi in un flusso di informazioni del quale noi siamo parte attiva, contribuendo quotidianamente alla produzione di contenuti: immagini, messaggi, fotografie e video.

Il digitale e, in particolare, la tecnologia “Mobile” ha dunque cambiato radicalmente la nostra esperienza quotidiana, introducendo comportamenti ed abitudini che prima non esistevano. Ha semplificato molte delle nostre attività, ma ha anche aumentato notevolmente il “rumore di fondo” legato a notifiche e interazioni delle quali, in alcuni momenti, faremmo volentieri a meno.

La domanda che ora ci facciamo, e rispetto alla quale cerchiamo di rispondere in questo numero di Medici Digitali, è la seguente: in che modo la rivoluzione tecnologica delle applicazioni mobile può essere utilizzata al meglio anche in campo medico?

La sfida oggi si gioca sia sul piano tecnologico che su quello legato alla professione medica.

Per quanto riguarda il primo punto, assistiamo ad uno sviluppo sempre crescente di sensoristica applicata a dispositivi che sono entrati già da tempo nella nostra quotidianità, o che lo saranno presto. Ad esempio, il recente Apple Watch è dotato di un cardiofrequenzimetro mentre, sempre in area Apple, c’è un’intera categoria di prodotti legati al progetto iHealth®, e che vanno dal misurtore della pressione al sensore del glucosio. Contemporaneamente, nel mondo Android, le app legate a Google Fit abilitano gli utenti a farsi un vero e proprio “Quantified Self”, tracciando quoditianamente i parametri legati al fitness.

Da questo punto di vista, la maggiore criticità nell’adozione della maggior parte di questi strumenti è legata proprio alla loro certificazione come dispositivi medici. Si tratta di un argomento di grande attualità, e che è stato recentemente oggetto di attenzione anche in ambito Ministeriale.[1]

Per questi motivi, al momento le applicazioni sviluppate in questo ambito vengono utilizzate prevalentemente per il fitness.

Per quanto concerne il secondo aspetto, il medico sarà sempre più chiamato a relazionarsi con pazienti che non solo utilizzando già applicazioni mobile, ma che stanno lentamente (ma inesorabilmente) abituandosi a utilizzare sensori biometrici abbinati a smartphone e altri dispositivi indossabili come, ad esempio, l’iWatch della Apple.

Emerge dunque la necessità di un aggiornamento professionale che possa includere sia la conoscenza delle principali tecnologie digitali oggi sul mercato, che nuove metodologie di approccio verso pazienti che si abitueranno sempre di più alla relazione con il proprio medico attraverso l’uso delle app e dei social network.

Da questo punto di vista, un recente sondaggio svolto dal nostro Osservatorio Medici Digitali in occasione di un importante congresso di medici dermatologi evidenzia il crescente desiderio dei professionisti di dotarsi di strumenti di aggiornamento, consultazione medica e di relazione con i propri pazienti che possano essere utilizzati in ogni occasione, anche e sopratutto al di fuori dello studio.

Le richieste maggiori, da questo punto di vista, sono quelle legate a prontuari medici aggioranti e consultabili via applicazione mobile, oltre che strumenti per agevolare lo scambio di informazioni tra medico-medico e medico-paziente.

Inoltre, il 56% dei medici dichiara di utilizzare app specifiche per il supporto all’attività professionale, mentre il 44% ancora non lo fa.

Si tratta dunque di una sfida attualissima e aperta, alla quale oggi nessuno può sottrarsi.

[1] http://www.salute.gov.it/imgs/c_17_pubblicazioni_1238_allegato.pdf

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